Inquinamento da microplastiche in mare: la maggioranza dei sali commerciali è contaminata

Obiettivo “Fame zero”
16 ottobre 2018
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Inquinamento da microplastiche in mare: la maggioranza dei sali commerciali è contaminata

Il sale marino potrebbe essere utilizzato come un indicatore dell’inquinamento da microplastiche in mare.

Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori dell’Università di Incheon che, in collaborazione con Greenpeace East Asia, ha condotto uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology, per valutare la presenza di microplastiche nei sali commerciali da tavola. La scoperta lascia sconcertati: nella quasi totalità dei campioni analizzati sono stati rinvenuti frammenti di microplastiche. Su 39 diversi brand di sale analizzati, infatti, soltanto in 3 non è stata trovata traccia di microplastiche. La contaminazione più alta si avrebbe nel sale marino, cui seguono quella nel sale da lago e nel salgemma. La situazione più allarmante, invece, sarebbe stata riscontrata nel Sud Est Asiatico, con picchi notevoli anche in Italia e nel Nord Europa.

Quello dell’inquinamento da microplastiche marittime è un problema che mette a rischio gli ecosistemi e la salute di tutti noi. Sebbene in passato siano stati condotti studi simili, questa ricerca è la prima del suo genere ad aver esaminato la diffusione geografica dei contaminanti del sale marino e la sua correlazione con lo scarico ambientale e i livelli di inquinamento derivanti dalla plastica.

Secondo lo studio, il centro nevralgico per l’inquinamento plastico globale sarebbe l’Asia. Il paese, non a caso, è considerato il secondo peggiore emettitore di plastica negli oceani del mondo.

I tre brand di sale italiani, presenti tra quelli analizzati, due di tipo marino e uno di salgemma, sono risultati tutti contaminati, con una concentrazione di microplastiche compresa tra le 4 e le 30 unità per chilogrammo. I 3 marchi “puliti” invece provenivano da Cina, Taiwan e Francia.

Stando a quanto riferito dai ricercatori, supponendo l’assunzione di 10 grammi al giorno di sale, il consumatore medio adulto potrebbe ingerire circa 2.000 microplastiche all’anno solamente attraverso il sale, e anche scartando dalle stime il campione di sale indonesiano, altamente contaminato, il valore rimarrebbe comunque alto: diverse centinaia di microplastiche all’anno.

Cosa fare dunque per tutelarsi?  Fermare l’inquinamento plastico alla fonte, è il primo passo: “Per la salute delle persone e del nostro ambiente – ha commentato Mikyoung Kim di Greenpeace East Asia – è incredibilmente importante che le aziende riducano immediatamente la loro dipendenza dalle materie plastiche usa e getta. Studi recenti hanno trovato plastica nei frutti di mare, nella fauna selvatica, nell’acqua del rubinetto e ora nel sale. È chiaro che non c’è via di fuga da questa crisi della plastica, soprattutto perché continua a infiltrarsi nei nostri corsi d’acqua e negli oceani”.

Fonte: Rinnovabili.it