Studentesse di un college femminile in Australia dichiarano guerra ai rifiuti

Prodotta in Italia la prima strada sostenibile con asfalto riciclato
2 Agosto 2019
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Studentesse di un college femminile in Australia dichiarano guerra ai rifiuti

Per rendere il loro campus più sostenibile, le studentesse hanno deciso di eliminare tutti i cestini; così, d’ora in avanti, 1.400 alunne e 140 dipendenti porteranno il pranzo in contenitori riciclabili privi di plastica e riporteranno a casa gli eventuali scarti.

Sono solo tre i cestini che rimangono ancora a disposizione: uno per l’umido, uno all’interno dei bagni e uno per le emergenze.

La scuola ha previsto un sistema di incentivi per invogliare i giovani ad aderire a questa iniziativa:  chi vorrà potrà sottoporsi a una sorta di controllo e se riuscirà a portare un pasto effettivamente privo di plastica, potrà usufruire di sconti all’interno del campus.

Persino la mensa, gestita da una società esterna, ha deciso di accogliere l’iniziativa studentesca e diminuire la sua impronta sull’ambiente sostituendo, dove possibile, i prodotti di plastica con alternative in carta riciclata.

Questa non è la prima iniziativa organizzata dagli studenti di Melbourne: a luglio avevano lanciato l’hashtag #plasticfreejuly facendo una sorta di prova generale di questo più ambizioso progetto.

L’iniziativa non è nata casualmente: gli studenti si sono detti ispirati dall’azione di Greta Thunberg, giovane attivista svedese, e vogliono essere parte attiva nella risoluzione del problema dell’inquinamento.

Non sono mancate le critiche di chi ha accusato la scuola di “spostare” semplicemente il problema dalle loro mura a quelle domestiche, alludendo al fatto che sia impossibile comprare prodotti senza generare rifiuti.

L’istituto si è difeso ribattendo che il punto fondamentale del loro progetto è quello di incoraggiare l’utilizzo di prodotti riciclabili e di provare, almeno, a trovare una soluzione. Il successo ovviamente dipende dal buonsenso degli studenti e dei loro genitori che non dovrebbero comprare prodotti impacchettati e buttare l’imballaggio a casa, ma dovrebbero ingegnarsi per trovare soluzioni alternative.

Fonte: lifegate.it