INTERVISTA. Antonio Marotta, Presidente della Geos Environment: “Tutto passa da bonifiche di qualità”

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INTERVISTA. Antonio Marotta, Presidente della Geos Environment: “Tutto passa da bonifiche di qualità”

Varcare la soglia della sede di Geos Environment è come entrare in uno spazio diverso. Si respira la concentrazione di chi ha scelto di prendersi carico di ferite concrete, quelle inferte all’ambiente nelle comunità campane. È qui che incontriamo l’ingegner Antonio Marotta, presidente di Geos Environment con sede a Pastorano. Con uno sguardo gentile e fermo ci dà il benvenuto e inizia subito a raccontarci dell’impegno di Geos. Parliamo di Campania e di Terra dei Fuochi. Marotta ha fondato la sua esperienza sulle bonifiche e il ciclo dei rifiuti sapendo che la tecnica, da sola, non basta. Serve un’alleanza tra imprese competenti, istituzioni accademiche e cittadini che rigettano la “quiescenza”. Il vero limite, lo dice con una punta di amarezza, è culturale. L’abitudine a convivere con discariche, il fatalismo che giustifica la rassegnazione, la burocrazia che rallenta anche quando le soluzioni esistono. È una sofferenza silenziosa che pesa su chi lavora in questo settore. Da anni, come Informare, raccontiamo la necessità di riportare le bonifiche al centro della risposta alla crisi ambientale. In Geos Environment abbiamo ritrovato la stessa convinzione. La vittoria contro gli incendi e l’inquinamento diffuso passa qui: nella competenza.

Come nasce il suo impegno e da dove viene Geos?

«Io sono un ingegnere civile che da oltre 40 anni si occupa di problematiche ambientali. Nel corso di questi anni ho partecipato a diversi comitati tecnico-scientifici per meglio comprendere la corretta gestione dei rifiuti, perché tutto, prima, finiva indistintamente in discariche, spesso incontrollate. L’obiettivo per me era recuperare materia da rifiuti, sia essi urbani che industriali e, soprattutto, non disperderli nell’ambiente. Conseguentemente ho partecipato attivamente al Comitato Tecnico per la gestione delle Discariche (CTD) ed al Comitato Tecnico per le Terre Contaminate (CTTC). Attualmente faccio parte del CIRS, Comitato Interdisciplinare Rifiuti e Salute, per meglio comprendere le relazioni tra la produzione/gestione dei rifiuti e la salute umana. Dal 1987, con GEOS ci occupiamo di ambiente, soprattutto in ambito industriale, lavorando soprattutto per grandi industrie e grandi clienti, che hanno sempre di più una maggiore sensibilità/disponibilità sulle questioni ambientali. L’obiettivo principale è gestire al meglio gli scarti industriali potenzialmente contaminanti, sia essi solidi, liquidi o gassosi e con essi le conseguenti passività ambientali per le quali ci attiviamo per interventi di monitoraggio, messa in sicurezza e bonifica. La gestione degli scarti industriali, intesi come rifiuti, è finalizzata prima di tutto al possibile riutilizzo e, quando ciò non è possibile, al recupero. Oggi, la nostra azienda è presente sul mercato nazionale ed estero con attività di ingegneria ambientale, waste management in ambito industriale e bonifica di siti contaminati».

Passiamo alla Terra dei Fuochi. Che cosa la preoccupa, che cosa la tiene ottimista?

«Sono preoccupato per le condizioni che ancora persistono in alcune aree del Paese, specie in Campania dove, in alcune zone, i cumuli di rifiuti illecitamente abbandonati continuano a persistere, nonostante l’impegno delle amministrazioni pubbliche e degli organi di controllo. E ciò mi mortifica, come tecnico del settore e, ancora di più, come uomo del sud. Tuttavia, voglio essere ottimista. Ritengo che il problema sia soprattutto culturale oltre che strutturale. Ci deve essere una informazione e formazione continua, soprattutto nelle scuole, dove c’è il nostro futuro. Così come è necessario avere il coraggio, il senso civico, di denunciare il malfatto».

Ricerca e tecnologie: quali piste sta seguendo, cosa ci dicono i risultati?

«Mi sento più ingegnere che imprenditore. Attualmente stiamo portando aventi un bel progetto di ricerca con l’Università Vanvitelli sul recupero di materia da pneumatici fuori uso. Con Geos ci piace sostenere progetti per il recupero di materia e per la bonifica dei siti contaminati, seppur come attività sperimentale, di ricerca: ancora oggi non sempre abbiamo piena certezza dei risultati e, soprattutto, dei tempi necessari per l’attuazione della completa bonifica di un sito contaminato, per cui si tende soprattutto a interventi di messa in sicurezza che, seppur efficaci temporaneamente, non possono intendersi come bonifica reale di un sito. Qualche anno fa, insieme a diverse università italiane, abbiamo pubblicato un libro edito nelle “Guide de Il Sole 24 Ore” sulla bonifica dei terreni contaminati, nel quale abbiamo raccolto esperienze, metodi e indicazioni su come trattarli. Per tale motivo ritengo fondamentale che pubbliche amministrazioni e aziende si affidino a persone e imprese competenti. Il rischio di sbagliare e fare danni maggiori è reale».

Rifiuti e salute: che cosa emerge dal Comitato, può fare un esempio concreto?

«Il comitato coinvolge diverse università, tra cui Padova, Milano, Siena e Catania. Ricercatori e professionisti, insieme ad altre aziende, cercano di comprendere le relazioni tra gestione dei rifiuti, produzione dei rifiuti e salute umana, evitando le fake che spesso circolano. Un esempio sono i pneumatici fuori uso: se gestiti bene, consentono di recuperare il 100% di materia tra gomma vulcanizzata, tela e acciaio. Al contrario, l’abbandono sulle strade diventa innesco di roghi con conseguenti emissioni tossiche particolarmente dannose sulla salute umana. E come altri rifiuti solidi, seppur soggetti a combustione, rimane il grande problema delle microplastiche, che rappresentano un altro grande problema ambientale di non facile soluzione. Sono preoccupato per gli effetti futuri (ma anche presenti) delle materie plastiche: un uso indiscriminato e irresponsabile genera grandi problemi che incidono sull’ambiente e sulla salute umana. Basti pensare che da una ricerca svolta dall’Università di Catania sono state rilevate microplastiche perfino nello sperma umano».

Traguardo e visione: dove vuole portare GEOS, che cosa lascia ai più giovani?

«Il più grande traguardo di Geos è la continuità nella ricerca di tecniche e metodiche ambientali che ci consentono di essere sempre più vicini ai nostri clienti. Oramai siamo alla seconda generazione e, grazie all’apporto di nuove e appassionate visioni, nel 2024 abbiamo presentato, in via volontaria, il nostro primo bilancio di sostenibilità che ci rende fieri del nostro percorso aziendale, di quello che finora è stato fatto e stiamo facendo con i nostri giovani. Come persona, cittadino napoletano e campano, vorrei che ci liberassimo dei cliché: i pochi casi negativi, che però fanno tanto rumore, devono essere risolti senza clamore, perché da noi il clamore diventa strumentalizzazione. A un giovane come te che fa informazione dico: porta avanti il tuo pensiero con intelligenza, con capacità di critica e soprattutto di autocritica. Ascolta sempre più voci prima di formarti una tua opinione: il pluralismo, nel senso culturale del termine, è un metodo».

 

Fonte: informareonline.com